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“Ho messo l’apparecchio per molti anni, ho speso un mucchio di soldi e ora è tornato tutto come prima!”

“Da quando ho fatto quel lavoro ai denti, mi sono comparsi dei disturbi che prima non avevo!”

“ Quel dolore al collo…l’osteopata mi ha detto che possono essere i denti!”

“Non riesco ad abituarmi alla protesi!”

“Ho sostituito un vecchio ponte e quello nuovo si decementa spesso”

Sono frasi che certamente avrete già sentito o situazioni che avete vissuto. Ogni dentista le ha sentite più volte nel corso della sua vita professionale.

Queste cose possono succedere anche perché viene trattato il sintomo e non la causa, o si modificano o si ricostruiscono arcate dentarie senza tener conto delle molteplici relazioni tra i denti, le ossa, i muscoli, le articolazioni, e non solo. Attorno ai denti c’è, guarda caso, una persona. Una persona con la sua costituzione, la sua struttura, i suoi muscoli, l’alimentazione, l’attività fisica e lavorativa, l’emotività, la psiche. Tutti fattori di cui si deve tenere conto nel mettere mano alla sua bocca, perché quello che noi dentisti facciamo si deve integrare in una persona unica e diversa da tutte le altre.

Ecco che un’attività troppo spesso assimilata ad un intervento “tecnico” di riparazione di un dente o di un ripristino di denti mancanti o a spostamento di denti “storti”, è invece un atto medico che ha effetti su tutto il nostro corpo e quindi dal nostro corpo deve partire.

In particolare la postura è fondamentale perché influisce direttamente sull’attività muscolare e sulla posizione della mandibola, quindi su come i denti “combaciano” tra di loro e sui carichi che devono sopportare. Questa influenza è reciproca, quindi, anche i denti (e dunque il lavoro del dentista) hanno effetti sulla contrazione dei muscoli e sulla postura.

Un approccio corretto parte dunque da un’accurata visita e anamnesi per conoscere lo stato di salute, le abitudini e aspettative del paziente e, di seguito, un’analisi della postura e dell’occlusione per poter stabilire il trattamento più opportuno per lui in quel momento. Oggi gli studi e la moderna tecnologia ci hanno messo a disposizioni conoscenze e strumenti all’avanguardia, impensabili fino a qualche tempo fa, con i quali poter documentare, misurare, interpretare le relazioni tra denti e postura, ma direi anche tra denti e “persona” . Strumenti come analizzatori posturali, stabilometria elettronica, analizzatori elettronici dei movimenti del capo ci consentono di avere un’infinità di dati e variabili ripetibili e confrontabili, attraversi i quali poter formulare una diagnosi a 360 gradi e quindi proporre dei piani di trattamento veramente individualizzati che possano dare il massimo risultato per i nostri pazienti, risultato anch’esso documentabile

Attenzione però, il paziente non sta bene se un numero è all’interno di un range di normalità statistica. Sta bene se quei numeri ci hanno aiutato ad arrivare ad una corretta diagnosi e ad un adeguato piano di trattamento ben condotto.

Sarà lui a dirci: “dottore ora sì che sto meglio!”

La postura, definita anche come la posizione del corpo nello spazio o come un sistema per contrastare la forza di gravità e centrifuga, può essere in realtà vista come la nostra risposta a tutti gli stimoli interni ed esterni: la vista, il tatto, l’appoggio plantare, i contatti occlusali, il freddo, il caldo, il cibo che ingeriamo, le relazioni, gli stimoli psichici… in poche parole… è il nostro atteggiamento in risposta alla vita.

E’ abbastanza per decidere di prendersene cura?

In questo articolo ho solo sfiorato molti aspetti scientificamente interessanti limitandomi ad una dissertazione quasi filosofica, comunque molto generale.

 

Avremo modo di approfondire ciascun tema in maniera più esaustiva nei prossimi articoli… continua a seguirci sul nostro blog! 🙂